
Una scenografia imponente che esprime il senso di una storia civile e religiosa. Identità e memorie di una comunità che intraprende il cammino con il suo Santo. L’omaggio a Sant’Efisio, secondo lo scrittore Fernando Pilia, di forti radici ogliastrine e profonda conoscenza delle consuetudini e delle tradizioni cagliaritane, “è un’epopea popolare che esplode nel luminoso Calendimaggio in un quadro di fiabesca sacralità religiosa”. Pilia ha coniato una delle definizioni più felici della festa del Primo Maggio: “Una sfilata processionale.” Per Francesco Alziator “è il più grande convegno folklorico del Mediterraneo”. Il rito, per la 369ª volta, viene rinnovato con fede, rispetto e devozione. Nelle vie di Cagliari va in scena un concerto di preghiere, note della tradizione e colori. Secondo la tradizione, il martirio di Efisio, originario di Elia in Asia Minore, è avvenuto a Nora, il 15 gennaio 303 dopo Cristo. Il Santo era originariamente un ufficiale romano, poi convertito al cristianesimo. Rifiutò di abiurare la propria fede e per questo fu condannato a morte per decapitazione. Per la città è “il protettore poderoso”, il nume tutelare a cui rivolgersi nei momenti di difficoltà, come avvenne durante la peste della metà del Seicento e, successivamente, per contrastare l’attacco francese con le navi dell’ammiraglio Truguet.



Alle 10:00 partono le tracas, i carri strettamente legati alla storia del mondo rurale. A seguire, nell’emozionante sequenza della processione, i fedeli a piedi con gli abiti della tradizione: circa 2.500 persone provenienti da tutta la Sardegna. Alle 11:00 la messa dell’Alter Nos, rappresentante della municipalità, quest’anno Marzia Cilloccu, che dopo aver ricevuto a Palazzo Bacaredda l’investitura ufficiale raggiunge la chiesetta di Stampace, cuore del culto efisiano (nella cripta sono previste messe ogni ora a partire dalle 7:00 fino alle 10:00). Alle 12:00 il martire guerriero, nel cocchio di gala trainato dai buoi, lascia la sua “casa” per ricevere il caloroso saluto dei fedeli. Lo accompagnano la Guardiania, il rappresentante della municipalità, le consorelle e i confratelli dell’Arciconfraternita del Gonfalone. Il corteo, animato anche dai miliziani, dai devoti a cavallo e dai suonatori di launeddas, attraversa via Azuni, piazza Yenne, corso Vittorio Emanuele, via Sassari, piazza del Carmine, le vie Crispi, Angioy e Mameli, il Largo Carlo Felice, via Roma (lato Comune), dove si svolge il rito della “ramadura”. Il suono delle sirene delle navi in porto saluta il passaggio del cocchio davanti al Municipio. Il corteo prosegue poi lungo via Sassari bassa e viale La Playa, fino alla tappa di Giorgino, prima del viaggio verso Nora, luogo del martirio. Quattro giorni intensi, scanditi da rituali antichi e dalle invocazioni dei fedeli che chiedono al Santo aiuti speciali, lasciando all’interno del cocchio fiori, offerte ed ex voto. La prima fermata è a Giorgino, per il cambio delle vesti. Nella chiesetta dedicata al martire guerriero, all’interno della proprietà della famiglia Ballero, il protettore poderoso indossa abiti più adatti al lungo pellegrinaggio. Comincia così la lunga trasferta con soste a La Maddalena Spiaggia, Su Loi (territorio di Capoterra), Villa d’Orri, Sarroch, Villa San Pietro, Pula e Nora, dove viene rivissuto il momento del martirio. E da qui, il 4 maggio, parte il viaggio verso Cagliari: altri quaranta chilometri per tornare a casa e sciogliere il voto con una processione più intima, in un crepuscolo suggestivo, illuminato dalle fiaccole dei fedeli.

Visionario, esteta e imprenditore illuminato: Karim Aga Khan trasformò un lembo di Sardegna in un paradiso conosciuto in tutto il mondo. Tra yacht leggendari, incontri con Agnelli e Montezemolo, e un amore profondo per il mare, la sua eredità è un racconto di bellezza, lusso e visione.

L’Amerigo Vespucci, la “nave più bella del mondo”, solca i mari da quasi un secolo portando i valori e lo spirito dell’Italia. Simbolo di eleganza e tradizione, rappresenta l’essenza autentica del navigare: vento, mare e lavoro di squadra. A bordo, generazioni di allievi hanno imparato la disciplina e il rispetto del mare. Progettata nel 1931, oggi la Vespucci è una leggenda vivente e un ambasciatore galleggiante dello stile e dell’ingegno italiani, ancora protagonista nei mari del mondo.

Con la sua iconica banda rossa e bianca, Luna Rossa è ormai parte dello skyline di Cagliari. Il team Prada Pirelli conferma la base al Molo Ichnusa, rinnovando il legame con il Golfo degli Angeli e la città. Dalle prime sfide alla Coppa America al sogno condiviso da Patrizio Bertelli e Max Sirena, la storia di Luna Rossa è quella di una passione che unisce sport, mare e identità sarda.