March 12, 2021
Sant’Efisio, la grande festa di devozione e fede della Sardegna

Una scenografia imponente che esprime il senso di una storia civile e religiosa. Identità e memorie di una comunità che intraprende il cammino con il suo Santo. L’omaggio a Sant’Efisio, secondo lo scrittore Fernando Pilia, di forti radici ogliastrine e profonda conoscenza delle consuetudini e delle tradizioni cagliaritane, “è un’epopea popolare che esplode nel luminoso Calendimaggio in un quadro di fiabesca sacralità religiosa”. Pilia ha coniato una delle definizioni più felici della festa del Primo Maggio: “Una sfilata processionale.” Per Francesco Alziator “è il più grande convegno folklorico del Mediterraneo”. Il rito, per la 369ª volta, viene rinnovato con fede, rispetto e devozione. Nelle vie di Cagliari va in scena un concerto di preghiere, note della tradizione e colori. Secondo la tradizione, il martirio di Efisio, originario di Elia in Asia Minore, è avvenuto a Nora, il 15 gennaio 303 dopo Cristo. Il Santo era originariamente un ufficiale romano, poi convertito al cristianesimo. Rifiutò di abiurare la propria fede e per questo fu condannato a morte per decapitazione. Per la città è “il protettore poderoso”, il nume tutelare a cui rivolgersi nei momenti di difficoltà, come avvenne durante la peste della metà del Seicento e, successivamente, per contrastare l’attacco francese con le navi dell’ammiraglio Truguet.

La festa di Sant’Efisio è un rito secolare che unisce fede, tradizione e identità popolare. Ogni Primo Maggio, Cagliari si trasforma in un grande corteo di colori, musica e devozione, rinnovando da quasi quattro secoli il voto al suo “protettore poderoso”. Migliaia di fedeli accompagnano il Santo nel viaggio verso Nora, tra antiche usanze, costumi e preghiere che raccontano l’anima più autentica della Sardegna.

“il protettore poderoso”

Il cammino di fede

Alle 10:00 partono le tracas, i carri strettamente legati alla storia del mondo rurale. A seguire, nell’emozionante sequenza della processione, i fedeli a piedi con gli abiti della tradizione: circa 2.500 persone provenienti da tutta la Sardegna. Alle 11:00 la messa dell’Alter Nos, rappresentante della municipalità, quest’anno Marzia Cilloccu, che dopo aver ricevuto a Palazzo Bacaredda l’investitura ufficiale raggiunge la chiesetta di Stampace, cuore del culto efisiano (nella cripta sono previste messe ogni ora a partire dalle 7:00 fino alle 10:00). Alle 12:00 il martire guerriero, nel cocchio di gala trainato dai buoi, lascia la sua “casa” per ricevere il caloroso saluto dei fedeli. Lo accompagnano la Guardiania, il rappresentante della municipalità, le consorelle e i confratelli dell’Arciconfraternita del Gonfalone. Il corteo, animato anche dai miliziani, dai devoti a cavallo e dai suonatori di launeddas, attraversa via Azuni, piazza Yenne, corso Vittorio Emanuele, via Sassari, piazza del Carmine, le vie Crispi, Angioy e Mameli, il Largo Carlo Felice, via Roma (lato Comune), dove si svolge il rito della “ramadura”. Il suono delle sirene delle navi in porto saluta il passaggio del cocchio davanti al Municipio. Il corteo prosegue poi lungo via Sassari bassa e viale La Playa, fino alla tappa di Giorgino, prima del viaggio verso Nora, luogo del martirio. Quattro giorni intensi, scanditi da rituali antichi e dalle invocazioni dei fedeli che chiedono al Santo aiuti speciali, lasciando all’interno del cocchio fiori, offerte ed ex voto. La prima fermata è a Giorgino, per il cambio delle vesti. Nella chiesetta dedicata al martire guerriero, all’interno della proprietà della famiglia Ballero, il protettore poderoso indossa abiti più adatti al lungo pellegrinaggio. Comincia così la lunga trasferta con soste a La Maddalena Spiaggia, Su Loi (territorio di Capoterra), Villa d’Orri, Sarroch, Villa San Pietro, Pula e Nora, dove viene rivissuto il momento del martirio. E da qui, il 4 maggio, parte il viaggio verso Cagliari: altri quaranta chilometri per tornare a casa e sciogliere il voto con una processione più intima, in un crepuscolo suggestivo, illuminato dalle fiaccole dei fedeli.

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