March 12, 2021
Karim Aga Khan, il principe che inventò la Costa Smeralda

Geniale, esteta, profeta del bello, sensibile e generoso. Si potrebbe andare all’infinito, alla ricerca di aggettivi calzanti per descrivere un uomo come Karim Aga Khan, principe illuminato, ma visionario e anche un po’ sognatore se vogliamo, dotato però di un intuito raro per i progetti di lungo respiro, capaci di proiettare nel mondo modelli di sviluppo da prendere come esempio per efficacia e ritorno economico.

Il principe, nell’ambito del turismo, di quella che una volta veniva definita “la fabbrica delle vacanze”, possedeva questa straordinaria qualità: immaginare in anticipo rispetto agli altri le potenzialità di un territorio vergine, incolto, sassoso ma a due passi da un mare che non ha uguali al mondo, che poi è diventata la Costa Smeralda.

Era poco più che ventenne quando, forse ispirato da un finanziere inglese, fece una capatina dalle parti di Monti di Mola (l’attuale Porto Cervo) per verificare di persona se veramente quell’embo di Sardegna possedesse i requisiti di quello che lui aveva già in testa. E cioè l’invenzione di sana pianta di un progetto di sviluppo armonico attorno a una serie di costruzioni che rispettassero in toto, e in modo quasi maniacale, essenze, profumi, colori, materiali di una zona strategica (porto e aeroporto di Olbia a pochissima distanza), di immenso valore (almeno per lui, e non per generazioni di galluresi che non si erano mai resi conto di essere proprietari di tanta ricchezza).

Quei 2300 ettari di terra (per tre quarti in comune di Arzachena, per il resto in quello di Olbia) oggi sono un gioiello di valore incommensurabile, arricchiti da hotel da mille e una notte, due porti sicuri ed efficienti, un campo da golf che entusiasma i patiti di quella disciplina ma non solo, ville da sogno. Insomma, il regno del lusso a livello internazionale che ha consentito alla Sardegna di essere conosciuta e celebrata in tutto l’universo mondo.

Il principe Karim è stato rigoroso nella disciplina delle quantità di cemento da utilizzare: a partire dal rigidissimo Comitato di Architettura della Costa Smeralda (un unicum), che aveva il potere di veto sui progetti che non rientravano nei canoni estetici e in quelli del rispetto dell’ambiente, anche se possedevano tutte le caratteristiche per essere approvate dai comuni di competenza. Un vincolo, questo, che ha consentito di preservare dal cemento il 96% della Costa Smeralda.


Imprenditore sì, ma nel rispetto dell’ambiente Il 96% della Costa Smeralda è zona verde

Imprenditore illuminato, sì, ma anche uomo d’affari che si faceva affiancare da professionisti di livello eccelso, come ad esempio gli architetti Jacques e Savin Couelle, Michele Busiri Vici, Luigi Vietti, Antonio Simon Mossa, Enzo Satta (padre della celebre Melissa, ancora oggi collaboratore del gruppo che fa capo a Karim), autori di opere che rimarranno scolpite per sempre: pensiamo al Cala di Volpe, al Romazzino, a Pitrizza, all’Hotel Cervo, alla sede dello Yacht Club della Costa Smeralda, per non parlare di una serie di ville esclusive incastonate nelle dolci colline della Costa Smeralda e del tutto integrate con il territorio che lo ospita.

Turismo a cinque stelle voleva dire trasporti, ed ecco dunque l’Alisarda (all’aeroporto di Venafiorita), Meridiana, supercapitalizzata fino al passaggio al Qatar che trasformò la compagnia aerea in Air Italy, poi fatta affossare per una serie diffusa di responsabilità da parte della politica.

Da anni, cioè da quando la politica sarda disse una serie di no a un ulteriore sviluppo della sua creatura (Il Master Plan), Karim Aga Khan decise di venire sempre meno in Sardegna (l’ultima volta nel luglio 2020), per soggiornare nella sua villa La Cerbiatta, al centro del borgo di Porto Cervo, o per una scorrazzata in barca (celeberrimo oltre che stupendo era il suo mitico panfilo Shergar).

Discendente dal profeta Maometto, era troppo deluso, e troppo impegnato a svolgere le non facili funzioni di capo religioso degli sciiti ismailiti (15 milioni di fedeli) e di benefattore a beneficio delle popolazioni più deboli del Terzo Mondo.

Mancherà alla Gallura, mancherà alla Sardegna, mancherà a tutti quelli che lo hanno apprezzato per sue immense qualità umane.
Ciao Principe del paradiso inventato e perduto.

Visionario, esteta e imprenditore illuminato: Karim Aga Khan trasformò un lembo di Sardegna in un paradiso conosciuto in tutto il mondo. Tra yacht leggendari, incontri con Agnelli e Montezemolo, e un amore profondo per il mare, la sua eredità è un racconto di bellezza, lusso e visione.

“Caratteristica del Principe è la sua capacità e volontà di far sentire ognuno dei suoi collaboratori prima di tutto “persone” la cui dignità merita rispetto a prescindere dal ruolo di ciascuno”

Il primo incontro

Io l’ho incontrato per la prima volta nel settembre del 1981. Non sapevo di lui nulla di più di qualche notizia apparsa su rotocalchi; non conoscevo la Costa Smeralda ed era la prima volta che mettevo piede in Sardegna. Dal primo “buon giorno” sono stato colpito dalla sua personalità, dalla sua genuina affabilità e cortesia. Negli anni ho poi potuto apprezzare anche la sua formidabile memoria: una parola, un’opinione, un argomento espresso nel corso del mio colloquio di selezione, a distanza di molto tempo, mi sono stati riproposti a testimonianza della rilevanza da lui data a ogni confronto e discussione. Le sue doti imprenditoriali, anche in Sardegna, hanno suscitato ammirazione e riconoscimenti (Cittadino Onorario di Arzachena, Sardus Pater e Cavaliere al Merito della Repubblica tra gli altri). La sua visione di lungo termine, la sua determinazione e soprattutto la sua onestà intellettuale (e non solo) sono doti straordinarie non sempre riconosciute quali vantaggi per i suoi interlocutori, in particolare i rappresentanti degli interessi pubblici. Comprensibile stante le molte esperienze con altri abili imprenditori le cui “promesse” spesso nascondevano le loro legittime priorità di interesse economico.

Uomo sorprendente

Innumerevoli le sorprese con le quali sono stato confrontato in oltre trent’anni di collaborazione diretta e indiretta con il Principe. La prima fu quando, proprio al termine del mio colloquio di selezione per una posizione dirigenziale nell’area delle attività di marketing e comunicazione, mi prospettò di occuparmi degli aspetti gestionali del progetto della prima sfida italiana per l’America’s Cup da parte dello Yacht Club Costa Smeralda con Azzurra. Un progetto molto sentito e importante per il Principe. La mia reazione fu tutt’altro che entusiastica e, dopo un colloquio di approfondimento con i Consiglieri del Club (Kerry Mentasti, Luigi Vietti, Gianfranco Alberini e altri), risposi molto candidamente che non ritenevo di avere le competenze adatte per assumere tale ruolo. Mi resi conto che ciò avrebbe potuto essere interpretato negativamente dal Principe e conseguentemente impedito ogni possibilità di assunzione. Invece, forse, la mia schietta e onesta reazione contribuì a dare inizio a un rapporto di fiducia che si consolidò negli anni. La mia franchezza e obiettività furono premiate e nemmeno tre mesi dopo tale colloquio ho assunto il ruolo dirigenziale nella Servizi Marketing Costa Smeralda.

L'operazione CIGA

Qualche anno dopo ho capito la ragione per la quale, durante la nostra prima chiacchierata, mi fece più domande sulla Compagnia Italiana Grandi Alberghi (dove svolgevo il ruolo di direttore vendite) e sull’organizzazione del comparto turistico nazionale piuttosto che sulle mie specifiche competenze professionali nella prospettiva di occuparmi della Costa Smeralda. Evidentemente aveva già in mente il lungimirante progetto di creare una holding finanziaria del settore turistico con alberghi, sviluppo turistico immobiliare, trasporto aereo e attività collegate. Progetto la cui realizzazione fu avviata nei primi anni ’90 ma che purtroppo per diverse ragioni (compreso qualche errore...) non solo non fu possibile consolidare, ma anzi fu probabilmente una delle cause del successivo disimpegno imprenditoriale del Principe in Italia e in Sardegna in particolare.

Le banche e la Sheraton

Come potrei dimenticare la fermezza del Principe nel rifiutare la scelta del sistema bancario che imponeva un approccio finanziario di breve termine rispetto alla sua visione di lungo termine. Tale confronto e scontro determinò l’ingresso nel capitale della holding da parte della Sheraton, in base al piano di riordino finanziario concordato con le stesse banche: operazione in buona parte sconfessata dalla reazione del mercato finanziario che obbligò la stessa Sheraton a più che raddoppiare il suo investimento (rispetto alle pattuizioni con il sistema bancario) per acquisire il controllo della società.

Master Plan e Meridiana

Anche in quella circostanza ho imparato una lezione di immensurabile valore e valenza: i compromessi sono misure utili e positive, purché non superino l’invalicabile confine oltre il quale si interferisce con i valori fondamentali di integrità e di coerenza nell’interesse generale. Aspetti che ho ritrovato in molte altre occasioni, ad esempio nell’ennesimo tentativo di un accordo per il master plan e per il rilancio di Meridiana.

Insuccessi di grande portata, con gravi ricadute sia imprenditoriali che occupazionali. La discussione potrebbe essere ampliata e le opinioni certamente sarebbero tante e con contrapposte valutazioni. Ma nessuna potrebbe mai scalfire l’integrità, l’onestà e la coerenza delle azioni del Principe rispetto alle sue intenzioni e promesse di valenza socioeconomica.

Ognuna delle sue attività imprenditoriali ha sempre perseguito l’obiettivo del reddito, ma prima di tutto doveva rispondere a logiche di utilità di lungo termine di carattere sociale. Un “normale” imprenditore mai avrebbe pianificato lo sviluppo della Costa Smeralda e di Alisarda/Meridiana così come è stato impostato nei primi anni ’60 dal Principe.

In una delle sue diverse lettere personali manoscritte che ho avuto il piacere di ricevere, si legge testualmente:


“... è stata la conferma del vostro impegno a proseguire con me l’opera iniziata, secondo una nuova linea di imprenditorialità apolitica. Spero vivamente che questo punto di vista, che mi sembra veramente l’unico che possa garantirci quella tranquillità che dobbiamo avere per un programma a lungo termine quale il nostro, venga compreso al più presto da tutti gli interessati e che finalmente si possano individuare gli interlocutori con i quali possiamo avere un dialogo corretto, franco e costruttivo.”

L’uscita di scena

Certamente anche molti suoi collaboratori, me compreso, hanno delle responsabilità per l’uscita di scena del Principe. Ci sono stati altri errori? Ma certamente sì, anche da parte del Principe.

Forse il principale è quello di essersi sempre fidato dei suoi interlocutori (dirigenti, collaboratori e interlocutori istituzionali) almeno quanto lui riteneva che ciascuno di loro dovesse e potesse fidarsi di lui. Un limite, forse, ma umanamente un grandissimo pregio e valore.

L’umanità e il rispetto delle persone è sempre stata una caratteristica del suo comportamento. Un esempio per tutti: l’occasione del picchetto di contestazione da parte di diversi dipendenti di Meridiana davanti al cancello di ingresso ad Aiglemont, la sede istituzionale e residenza privata del Principe a Gouvieux, nei pressi di Parigi. Era una giornata uggiosa e i manifestanti chiedevano di poter incontrare il Principe.

Prima che una delegazione fosse invitata all’incontro, il Principe voleva che a tutti i manifestanti fosse offerta una bevanda calda, stante il clima avverso. Mi opposi per evitare che il gesto potesse essere interpretato e amplificato attraverso la stampa in termini polemici: una tazza di tè attraverso le sbarre del cancello d’ingresso...

Lo convinsi, e così nessun genere di conforto fu offerto, e la delegazione fu da me ricevuta su precise istruzioni e mandato da parte del Principe, il quale, come azionista, non poteva certo svolgere il ruolo di interlocutore sindacale.

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